una lettera
a ragazzo 

presa da un newsgroup italiano sul tema. il ragazzo chiese aiuto per capirla. considero i newsgroup pubblici, e visto questo esprime bene come si può sentire una ragazza che mangiare troppo, la metto qua. senza nomi; se l'avete scritto voi: siete fortunate. avete un ragazzo che vi vuole bene.

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 Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris...nescio, sed sentio et
excrucior.

Perchè mangio ?


Perchè ho l'impressione che quando il mio stato di equilibrio (molto
precario) si altera per un'emozione forte (sia essa positiva o negativa), il
riempire la pancia e sentire qualcosa che scende giù mi da sicurezza... come
se il passaggio del cibo dalla gola mi facesse sentire che (ingoiando e
mandandolo nello stomaco ) faccio mio un qualcosa che poi dentro di me è al
sicuro...

Dire che mi da la certezza di essere in qualche modo fisicamente viva mi
sembra eccessivo...(forse per questo il non mangiare agli estremi significa
l'annientamento del sè, il non vivere, il non voler esserci).

Mangiare mi fa sentire sicura; sicura non so di cosa, ma coccolata, come se
qualcuno (lui, il Cibo) si prendesse cura di me.

Per questo mi piace mangiare, come per volermi bene...solo che poi quando
comincio a farlo mi odio, e allora il Cibo diventa il modo per farmi
male...e per stare sempre peggio...

Lo odio... e il mio odio per lui è forte pari all'amore... quell'amore che
mi lega indissolubilmente a Lui... quell'amore così profondo ed irrazionale,
che quando decido di cacciarlo via dalla mia vita Lui mi ossessiona. E'
talmente stronzo da sapermi fare allontanare da tutto ciò che potrebbe farmi
star bene, comprese le persone che mi vogliono bene. E' talmente furbo da
indurmi sempre e comunque a rinunciare a tutto per scegliere solo Lui...per
poterlo amare in maniera smodata, innaturale... ma appagante.

Qualsiasi cosa succeda lui c'è sempre. Non mi abbandona mai. Lui no.
Il compagno perfetto: rassicurante, inebriante, buono... ma anche furbo e
stronzo... e tra tutto, ahimè, indispensabile.

"(Lo odio e lo amo. Forse chiederai come ciò sia possibile... Non lo so, ma
è così che sento e mi tormento" (Catullo)



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(c) disordini alimentari 2002